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libro di isaia commento

Il compimento delle letture antiche in Gesù, che abbiamo visto ieri, è in singolare armonia con la figura del servo che oggi troviamo nel libro di Isaia. Forse non è solo un meschino ritrarsi, ma una ricerca di sapienza che però allontana da Dio. Tutto quanto succede è visto come sacrificio, olocausto e vittima d'espiazione. La lettera di Pietro dice che il nostro comportamento deve assencondare questi avvenimenti, anzi deve affrettarli. Sono persone concrete che ci porgono la parola, e l'incarnazione è la visibilità di questo portarci la parola. In questo pianto c'è una grande speranza per tutti noi. 14-9-00 Is 2, 11-22; Fil 2, 6-11; Gv 3, 13-17 (Giovanni), Innalzamento ed umiliazione coincidono in Gesù. Bisogna godere dei beni presenti perché intanto tutto finisce. Sembra non ci sia un momento in cui il Signore dice: ecco, mi potete trovare; però ci viene rivelato dalla sua parola che il Signore è vicino a noi. - Al versetto 1 troviamo la grande convocazione delle genti, popoli, terra, universo. Forse è un insegnamento anche per noi. Ringraziamo quindi il Signore per queste parole di consolazione e chiediamo perdono per i nostri peccati contro la carità, che mettono tristezza nei nostri cuori, perché fanno cadere la speranza. Nel brano di oggi tutte due le volte che Isaia cita l'idolo ci dice che è ricoperto di cose preziose (argento ed oro). L'invenzione dell'omelia partecipata, che noi viviamo da anni ogni mattina, è decisiva per la nostra vita; se manca ci si sente soli e non bisogna mai smettere di ringraziare il Signore per questo grande regalo. Anche quest'annuncio di gioia viene fatto mentre il popolo è schiavo. Quindi possiamo sì essere guardiani l'uno per l'altro, ma, prima di tutto, siamo tutti pecore. Questa sera gli angeli di Gesù raccolgono la nostra vita, le tristezze, i peccati, per presentarli al Signore ed insieme a noi chiedere perdono. - Colpisce che al vs 1 si sia invitati all'acqua perché si ha sete, poi si riceva vino e latte: il dono è sempre superiore alle attese. - C'è il pericolo del possesso della città. La vigna è al femminile, mentre tutti i riferimenti sono al maschile e quindi forse sono tutti riferibili a Dio. Noi cristiani siamo il segno del miracolo di Dio, la sua voce più vivace e più forte, siamo il luogo dove si esprime il giudizio di Dio contro il male e dove si afferma la speranza del buon esito della faccenda. Quindi la sorte di Tiro è assimilata a quella di Gerusalemme. Gesù avrà sì una corona, ma di spine. C'è anche un discorso molto importante sul tempo: noi siamo spesso spinti verso il futuro in modo alienato (in positivo o in negativo) e Lui ci ricorda che è Lui il Signore del tempo. E' un invito a venir fuori dalla situazione di fatica. - La Regola ci ha appena detto del primato dei vangeli della passione e resurrezione su ogni altra parola. Infine il vangelo parla di giogo del Signore. E' un gesto di grande delicatezza. - vs 9: pur non negando la situazione tragica dei versetti precedenti, ci dà la consapevolezza della misericordia e della grazia. Chiediamo perdono per tutti i nostri peccati, deponendo sul suo altare ogni nostra fatica e ogni nostra umiliazione. Così il giubileo della gioventù, grande raduno, ma poi cosa trovano i giovani tornando a casa? - vs 3: agli Aramei toccherà la stessa gloria degli Israeliti. Tutto crolla per il venir meno degli idoli, l'inconsistenza dei quali è rivelata dalla visita di Dio. Fra il Signore ed il suo servo, ed il Signore parla di noi. - vs 6: ricorda la passione secondo Giovanni, quando Gesù dice ai suoi discepoli "non vi chiamo più servi, ma amici". La parte di eredità del popolo di Dio è quella di attingere alla sapienza e diventare sacerdoti. - Colpisce il verbo del ricordo (vs 21) che collega le cose belle di oggi al rimprovero fatto nei giorni scorsi circa l'idolatria. Tutto dipende da Lui. 2 Sopra di lui stavano dei serafini, ognun de’ quali aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava. Dio è geloso. Tutti sono figli del Signore che conduce tutti a sè. Il fatto che sia un popolo parente di Israele ci dice che non possiamo guardare a queste sventure da semplici spettatori; è cosa che riguarda anche noi. Quest'ebbrezza è anche all'origine (vs 12) della condizione di annebbiamento della propria coscienza che impedisce di ammirare l'opera del Signore. 3-4-01 Is 65, 17-25; Fil 3, 1-11; Lc 23, 56b-24, 12 (Francesco). Parola potente, che dà pienezza, ricostruisce le rovine, riempie il cuore di pace. Dio unifica tutto dicendo che siamo tutti lontani e tutti in cammino. ": il Signore ci chiama ad una vita nuova. Su questa situazione di estrema debolezza ci sono due certezze: la parola di Dio rimane in eterno, e ci sono annunziatrici che dicono che il Signore viene: "Ecco il vostro Dio". Dare a Cesare quello che è di Cesare (brano del vangelo) è il contrario di un'equa divisione fra Cesare e Dio, perché dando a Cesare il suo denaro vuol dire sbarazzarsi di lui, per poi dare tutto quello che si è a Dio. - Dal passo della Regola ci è venuta stasera una sollecitazione riguardo la povertà, che sarà il tema delle Scritture di domenica prossima. -Interessante il riferimento a Lc 10, 18 quando Gesù dice che vedeva Satana cadere dal cielo come la folgore. Dio ci sorprende perché è nello stesso tempo maestà e leggerezza. Anzi, c'è un'intesa ("cenno" di Dio), c'è dentro una provvidenza. Questa è una via di consolazione, ma anche di giudizio per chi si è allontanato da umiltà e povertà. - "Precetto su precetto" cosa vuol dire? Poi, nel vangelo, c'è Gesù, il Figlio di Dio, che dice che c'è il cielo aperto e gli angeli salgono e scendono su di lui. 53 del libro del profeta Isaia, che ci presenta il misterioso uomo dei dolori. Dio è geloso, non tollera accanto a sè altre cose. - vs 28: "non si stanca", ma Gesù si fermò stanco al pozzo della Samaritana. Le parole di oggi sono belle e consolanti per la presenza dei bambini portati in braccio, accarezzati sulle ginocchia. "Io" di vs 3 è molto bello. C'è un clima di morte che entra nel cuore dell'uomo, ma a tutto questo si oppone l'opera di Dio (vs 18) che cancella l'alleanza con la morte. E questo vale non solo per le Chiese, ma anche per tante persone comuni, non credenti. La casa di Giacobbe che va verso la luce è il tramite per cui tutti i popoli possono riconoscere la luce di Dio. - Il confine fra la desolazione e le cose positive è molto labile, ci vuole grande attenzione per le piccole cose. "Che cosa dalla notte?" Dio (vs 5) è creatore di tutto e di tutti e dà non solo la vita, ma anche lo Spirito a quanti camminano sulla terra. Chiediamo perdono al Signore per tutti i nostri peccati di orgoglio, superbia e vanagloria. Dio si è umiliato di fronte alla sua creatura. - vs 9: "venite fuori" nella Vulgata è "mostrarsi". Dobbiamo eliminare tutto ciò che potrebbe opporsi al suo innalzamento. Poi c'è una risposta immediata alla preghiera che mostra la misericordia di Dio, ma anche il grande amore. Ogni frammento che lasciamo al nostro successo è un guaio, un ostacolo. Se Dio non dialoga con noi col Cantico dei Cantici, cosa ci sta a fare? Lo scatenamento di tutte le cose che avvengono dopo è dovuto ad una nube leggera. Perché tutto questo? Perfino in questo punto di massimo dolore Dio si fa solidale con Sion. Il segnale è associato ad un grido che fa pensare all'annuncio evangelico. - E' chiaro che sussiste una certa frizione fra i due interventi, che rispecchia il clima culturale di lettura della Bibbia di questi ultimi decenni. - Nei LXX i primi versetti parlano di "grammatici" e di "quelli che tengono consiglio", termini che richiamanno la Passione. Anche lo stupore richiede di lasciare aperta la domanda, bisogna lasciare posto ad una certa misteriosità. La distruzione assoluta serve per uscire dalla ciclicità (notte-mattino), per giungere ad una situazione nuova, definitiva, nel Signore. - Oggi facciamo memoria di Sant'Alberto Magno, maestro di San Tommaso, teologo e scienziato che cercò l'armonia fra fede e conoscenza della natura. - vs 10: la conseguenza del peccato è nascondersi; richiama la Genesi ed il Cantico dove però lo sposo chiama la sposa e la porta fuori, come Gesù ci porta fuori dal peccato. E il cuore di Achaz e il cuore del suo popolo furono agitati, come gli alberi della foresta sono agitati dal vento. - Il Signore tratta diversamente Israele per un suo disegno. Bisogna farlo sempre il gesto buono che vuol dire ti voglio bene perché il Signore lo benedice comunque. Infine c'è la bella immagine della rugiada luminosa, speranza per coloro che giacciono nella polvere. Le parole di consolazione che seguono non sono dette a cuor leggero: c'è dentro la croce. In conclusione, sono immagini molto belle anche se un po' problematiche perchè ci costringono ad una conversione e ad un rinnovamento della nostra vita interiore. La domanda che il testo mette alla fine, "Ora come ci salveremo? - La parola di Dio, oggi ascoltata, è molto ricca. L'idea di poter fare una cosa in cui Dio possa essere contenuto è molto grave per Stefano, così come l'idea che l'uomo, da solo, possa fare qualcosa di valido; questo infatti renderebbe vana la croce di Cristo. Spirito che è presentato anche nella seconda lettura (dove si parla di persona come lettera scritta con lo spirito del Dio vivente); la presenza dello Spirito che fa sì che la Parola entri nei cuori. Il vessillo che attrae tutti attrae anche i perduti di Israele. Bella l'immagine dei pulcini (vs 5) dove si vede la grande tenerezza del Signore. Le parole del profeta oggi sono piene di grande speranza per ogni carne, speranza che ha il suo fondamento nella grande opera del Figlio di Dio che offre la sua vita per noi. E' proprio lui, la sua persona che dà luce a tutto il Concilio. - La parola misericordia è molto frequente, anche come verbo, nel testo di oggi. Questo testo quindi ben si addice all'Avvento. - Sembra che Dio ripeta sempre le stesse cose (" Sono io che vi ho creato", "non c'è altro Dio fuori di me", "gli idoli", "voi sarete salvati"). Queso ci affascina perché per noi è insopportabile consegnare la storia al male; noi facciamo grandi ingiustizie ed abbiamo bisogno di essere fermati dal giudizio severo di Dio. Il Signore ci ha voluti così come siamo ora e d'ora in avanti ci vuol fiducia ed abbandono in Lui lasciando prevalere la carità (II lettura). Il fiume che qui si divide in sette braccia (quattro nella Genesi) dimostra una pienezza maggiore. Tutto il popolo del Signore è consacrato al servizio. - Questo germoglio è sempre legato a "In quel giorno", che rimanda al giorno della salvezza (Pasqua). Ma non è così, è la grande azione di Dio che, mandando suo Figlio, è venuto a rivestirsi di tutte le nostre povertà. è difficile rispondere. - vs 3: meravigliano alcune parole che attribuiscono al Signore segni di maternità nel senso di generazione: il resto d'Israele è generato da Dio. Parla di un'offerta, presente anche nelle altre due letture, che è prima di tutto verso Dio, ma può diventare anche verso i fratelli. Così si potrà abitare in alto e ricevere il pane e l'acqua della fedeltà. Chiediamo perdono per ogni volta in cui la nostra persona ha voluto mettersi al centro dell'attenzione. In Gesù c'è una lettura nuova che rende positiva la nostra vita in ogni caso: basta ritrovare il mistero del Signore. - Quand'è "quel giorno" per Levi? Il verbo "proclamare" e la parola "fermezza" andrebbero attenuate. Dio sempre agisce per la salvezza, perché è buono e vuole il bene di tutti i suoi figli. Sono parole usate per descrivere l'eletto di Dio nei canti del servo; oggi sono parole estese a molte persone, quindi la predilezione di Dio si estende a molti. - Al vs 8 dice: "non ricordarti per sempre dell'iniquità"; è molto legato al "ricordati di me" del ladrone crocifisso. C'è un invito del Signore che vuole radunare tutti sotto la sua protezione. Mentre tutte le bestie che occupano le case vuote sono animali impuri (pellicano, riccio, gufo, corvo, sciacalli, struzzi, gatti selvatici, iene, civette, serpenti, sparvieri), quelli uccisi dal Signore sono animali puri (agnelli, capri, montoni, giovenchi e tori); animali cioè adatti al sacrificio. Guardare alle cose invisibili: Abramo e Sara viventi nella fede; ed a quelle visibili: il cielo e la terra destinati ad una fine definitiva (vs 6). Ricominciando di qui il testo di oggi è più comprensibile. 23-3-01 Is 61, 10-62,5; Fil 1, 1-6; Lc 23, 6-12 (Francesco). Nei LXX è "tribolazione su tribolazione, speranza su speranza", che significa accusare la Parola di Dio di essere una favola, un qualcosa che non si realizza mai. - Nel testo di oggi parla colui che è stato mandato dal Signore e ci rivela che è stato mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, ai cuori spezzati, agli schiavi, ai prigionieri. - Vorrei fare un riferimento agli altri due testi riguardo la non visibilità del regno. - La Chiesa di Gerusalemme ricorda oggi san Saba abate, il cui monastero è noto a molti di noi. Sarà la potenza della predicazione a fare questo. Secondo punto: l'accorgersi di essere solo strumento e non protagonista, deprime? - Il quadro che la Parola di Dio ci sta offrendo in questi giorni è quello di una bellissima festa di grazia, di amore e di nozze. C'è una luce più forte delle tenebre. Apprenderemo la sapienza, impareremo la lezione e questo avviene con Gesù. L'estraneità è il principio della inimicizia. - Sembra che non si possa trovare una via per accogliere il Signore. Il credente ha la sua massima prova non nell'ostilità del mondo, ma nella sconfitta della Parola. Sembra che il Signore tolga una parte di popolo, i sacerdoti ed i re non sono citati. Bello anche l'aspetto del conoscere (vs 3: "Perché tu sappia che io sono il Signore, Dio d'Israele"); Dio vuole farsi conoscere anche da Ciro, non è che lo usa solo. Ricorda l'icona della Pasqua con tutti i chiavistelli spezzati. Nulla è nascosto a Lui, nessuna delle sue creature. Il male interno al disegno di Dio, di cui Lui si serve (pensiamo alla passione) non ci deve preoccupare. E' bello che oggi il Signore ci regali questo testo d'Isaia, perché anche nel nostro cuore oggi nasce Gesù. Il peccato può diventare preghiera. Così è colpito Edom, nemico d'Israele. Oggi c'è l'intreccio straordinario fra ascolto e mangiare e bere: il vero problema è avere sete. Però poi lui stesso diventa strumento, come lo è stato Ponzio Pilato, per la distruzione e riedificazione del tempio. Anche i giudizi morali della vita nostra e degli altri rischiano di farci pensare che le persone agiscano da sole. E' il giorno in cui il Signore l'ha visto. - Affidiamo questa Eucarestia a San Vincenzo de Paoli, chiediamo anche noi il dono della carità, che è l'umile risposta al grande amore di Dio per noi. - Non è chiaro se vada bene mostrare così l'intimità della propria casa. Poi ci sono parole che richiamano Gesù in croce. L'"Io" che conclude il cap 41 è molto bello perché ci rimette nella proporzione giusta. 2 Udite, o cieli, ascolta, o terra, così parla il Signore: «Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. Il vangelo ci dà una specie di apertura del cielo per vedere la bellezza di Gesù. Il re Ezechia non si aspettava certo che questa dovesse esserne l'interpretazione: era andato preoccupatissimo e si sente dire che deve essere tranquillo, sentirsi superiore. - Il cap 9 è stato come un confronto: il Signore vuole mettere in evidenza l'inefficacia del potere regale. "Invocatelo mentre è vicino" (vs 6) sarebbe "Invocatelo mentre si avvicina". A questo punto però la vigna viene aperta a tutti e forse la spesa enorme fatta per lei è la storia della salvezza. Se noi fossimo fuori dall'amorevolezza di Dio saremmo disperati; invece basta camminare. Dio cammina davanti ed anche dietro la carovana. - Come può essere vissuta nel quotidiano l'apocalisse di Isaia? Anche in 2 Pt dice che gli eletti sono tali nell'aspersione del sangue di Cristo. Qui dice che non ci sono, mentre, in altri punti della scrittura, dice che ci sono. Il Signore ci vuole dispensare la sua sapienza ogni giorno. - Nel testo di oggi la prima parola è "ricorderò". E' un giudizio che vuole purificare, vuol far procedere i figli e le figlie di Sion verso una nuova condizione. E' un silenzio tutto interno al rapporto amante di Dio per la sua creatura. Abbiamo dormito e sognato perchè la realtà vera è troppo grande per noi. 27-11-00 Is 28, 14-22; 1 Co 1, 26-31; Lc 9, 57-62 (Francesco). - Sembra quasi che ci sia un'opposizione fra la luce intermittente del giorno e della notte e la luce eterna del Signore. Sotto la sua guida è iniziata l'integrazione dei popoli barbari nella fede cristiana. Questo ricorda l'episodio dell'adultera dove non ci sono segni di pentimento né di conversione: fa tutto il Signore. Anche alla critica universitaria, ai teologi liberali e cattolici, questa domanda sembra superflua ma per il motivo opposto: danno per scontato che Isaia, il profeta del 700 a.C. sia soltanto l’autore di una parte del libro, e forse neanche quello. Quando la parola grida da dietro "questa è la strada! Sembra ci sia una precisa volontà del servo di seguire questa strada, che lui non subisce, ma accetta con mitezza straordinaria. Al vs 9 è ancora il profeta che piange. Il segno che giustifica la speranza è lontano, ma è introdotto subito, anticipato. "Su di te si stenderà l'ombra dell'Altissimo" dice l'Angelo a Maria. L'uomo è chiamato ad uscire dai suoi limiti, dai suoi "soli"; sembra quasi un nuovo esodo. E' un invito accorato ai suoi figli di non temere nella loro situazione di umiliazione e di dolore, perchè la loro vita è sotto il suo occhio misericordioso. C'è una visione positiva della storia, perché Dio conduce tutte le nazioni ed i figli di Dio devono giocare il ruolo di piccoli, di bambini. In Ger 6,10 si parla di una condizione del cuore favorevole per ascoltare. - La stessa cosa si può pensare per il vs 22 dove si chiarisce che l'universalità è prodotta dal sacrificio di Gesù; è così che attira a sè tutti (in Giovanni Gesù dice "quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me"). E' un invito a guardare la bellezza nascosta nel povero e nel tempo. - Tutto quanto avviene è inevitabile, ma c'è anche un aspetto positivo: rimarrà un resto. Dio agisce proprio nel male con grande determinazione e delicatezza. E Giacomo usa parole molto simili proprio per invitare ciascuno di noi alla conversione. I guardiani nei LXX non vengono nominati; il vs 10 dice "Vedete, tutti sono diventati ciechi", quindi tutti sono dentro questo giudizio di non attenzione e custodia del gregge. Entriamo spesso nell'alienazione mondana di trovare colpe, cause e rimedi alle vicende importanti della nostra vita: tutto, invece, è determinato dalla nostra relazione con Dio. Ieri al vs 10 usava lo stesso verbo. Qui viene valorizzato il nostro scambio quotidiano che fa risuonare l'uno nell'altro la Parola. 8-2-01 Is 45, 18-25; 2 Co 1, 8-14; Lc 18, 1-8 (Giovanni-Sovere). - E' bello essere qui nella festa degli Angeli. C'è il comando del Signore di alzare la voce. Il problema non è avere re giusti, ma avere Lui come consigliere. - Le prime parole richiamano Elia che, nel secondo libro dei Re, uccide tutti gli idoli ed i profeti, scappa nel deserto, implora di morire, ma viene soccorso da un angelo che gli porta pane ed acqua che gli consentiranno di arrivare sul monte Oreb dove incontrerà il Signore. Il vs 4 potrebbe essere al presente: "perché non c'è più il tiranno". - C'è analogia fra la prostituta dimenticata d'Israele e la donna che nessuno è riuscito a guarire del vangelo. La sentinella avverte di una cosa che sta per avvenire: anche il ritorno del Signore si può vedere come una conversione del Signore al suo popolo. Ricorda il Cantico e le nozze di Cana dove si attinge acqua e si beve vino. Noi sappiamo che non possiamo subire nulla perché tutte le nostre sofferenze sono nelle sue. E' nell'eucarestia che i miseri e i poveri trovano risposta alla loro sete. Dio desidera che tutti giungano alla sua conoscenza e alla salvezza. Anche le altre immagini (tenda di Davide, giudice di giustizia) sono molto forti nella direzione di una lettura cristologica, come fa San Girolamo. Al vs 7 infatti dice: "Io faccio la pace e faccio il male". L'ascolto della parola di Dio va considerato superiore a tutto ciò che la nostra presunzione pensasse di potergli offrire. - Il vs 13, "come una madre consola un figlio, così io vi consolerò", è il versetto centrale del testo di oggi; è un'affermazione molto bella e forte del Signore che si rivolge a Gerusalemme presentandosi come una madre che consola. Parole che sono vere e potenti perché vengono da Dio, altrimenti non avrebbero significato. E' sottolineata la presenza oggi del Signore potente vicino a noi. E' un Dio che fa fiorire: cedendo a Lui ognuno ritrova se stesso. C'è come il ritorno ad una situazione originaria quando Dio guidava il suo popolo. L'espressione, là riferita al servo, qui è riferita a tutto il popolo (vedi anche vs 17, dove tutti ora sono chiamati servi del Signore). Male? La pace ci viene da Gesù. Il testo parla anche di persone beneficiarie della sofferenza del servo: empi, ricchi, moltitudini, peccatori. Gesù. Per noi questo versetto si celebra in ogni rapporto col fratello, che è sempre portatore di un mistero che va oltre la sua persona. Tutto questo richiede da parte nostra ascolto e docilità di fronte alla sua parola, perchè non passi invano nei nostro cuori. Ci si chiede sempre se Dio abbia creato prima il mondo o prima Israele. - vs 7: fra chi avviene il dialogo? Abbiamo un Padre che ci ascolta e noi dobbiamo sempre essere lieti che la nostra vita sia sotto l'occhio benevolo di questo Padre al quale possiamo portare direttamente le nostre ferite senza farle pesare sui nostri fratelli. 20-3-01 Is 60, 19-22; 2 Co 13, 1-4; Lc 22, 54-65 (Francesco). - Nel primo canto del Servo c'era una grande mitezza; nel secondo, una certa delusione, ma anche un'assicurazione da parte del Signore; oggi, nel terzo, vediamo che il Servo è perseguitato, ma la sua fede non è scossa. In Ebrei dice che la Parola è spada che mette in luce i pensieri di ogni cuore.

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